Zohran Mamdani è figlio di un professore universitario di origine indiana, studioso di post-colonialismo — la disciplina che analizza gli effetti del colonialismo e dell’imperialismo nelle società che li hanno subiti — e di una rinomata regista indio-americana. Nasce in Uganda nel 1991, dove la madre si trovava per girare un film con Denzel Washington. Dopo un breve periodo in Sudafrica, la famiglia Mamdani si trasferisce a New York quando Zohran ha solo sette anni: il padre viene chiamato a insegnare alla Columbia University.
Cresce in una famiglia musulmana e, grazie al contesto familiare, frequenta alcune delle scuole pubbliche e private più prestigiose di New York. Nel frattempo, acquisisce la cittadinanza americana. Si iscrive al Bowdoin College, dove fonda la sezione studentesca di “Students for Justice in Palestine”. In quegli anni, la madre lo descrive in un’intervista come un ragazzo cosmopolita, capace di vivere ovunque: un “non americano”.
Nel 2015 inizia la sua attività politica, dapprima come semplice volontario e poi come manager della campagna elettorale di un candidato democratico al Senato dello Stato di New York, che tuttavia non ha successo. Parallelamente lavora per una no-profit assistendo le famiglie del Bronx in difficoltà abitativa, in particolare per casi di sfratto e pignoramento. Si cimenta anche nella carriera di rapper, che però si interrompe rapidamente.
Nonostante le sue origini etniche e religiose, Mamdani è cresciuto nella New York bianca, benestante e progressista: molti newyorkesi si riconoscono in lui, e al tempo stesso lo ammirano per essere riuscito, da esponente di una minoranza, a sviluppare una forte coscienza di classe. Si iscrive ai Democratici Socialisti d’America, pur continuando a votare e sostenere candidati democratici.
Nel 2019 annuncia la sua candidatura all’Assemblea Statale di New York per un distretto nel Queens, ricevendo il sostegno dei Democratici Socialisti. Il suo programma si concentra sulla riforma abitativa, la riforma della polizia e del sistema carcerario, e la nazionalizzazione delle reti elettrica e del gas. Uno dei suoi cavalli di battaglia è il contrasto alla crisi abitativa: denuncia il fatto che investitori immobiliari acquistino proprietà residenziali facendo impennare gli affitti. La sua avversaria elettorale continuava a ricevere donazioni da agenzie e investitori immobiliari, mentre lui finanziava la campagna esclusivamente con piccole donazioni dei suoi sostenitori — un tema ricorrente anche nelle elezioni di giugno 2025.
In cinque anni, Mamdani è stato primo firmatario di 20 progetti di legge e co-firmatario di altri 238. Nel suo ruolo in Assemblea si è distinto, insieme ad altri colleghi, per aver destinato 100 milioni di dollari del bilancio statale al trasporto pubblico di New York City, promuovendo un progetto pilota di autobus gratuiti.
A settembre 2024, con nove mesi di anticipo sulle primarie, lancia la sua campagna per la carica di sindaco. È praticamente sconosciuto, e si trova a competere con candidati del calibro dell’ex governatore Andrew Cuomo, inizialmente dato per favorito.
Eppure, la sua campagna si rivela un successo grazie a tre elementi:
- un’organizzazione dal basso con quasi 40.000 volontari, un forte senso di comunità e 1,5 milioni di persone raggiunte;
- una comunicazione chiara, incentrata sul concetto di “affordability” (convenienza economica): affitti, spesa, trasporti, tutto è diventato troppo costoso;
- la critica al sistema dei grandi finanziatori elettorali.
Mamdani è stato anche l’unico candidato con una posizione netta sul conflitto israelo-palestinese: ha criticato duramente il governo israeliano, ma ha distinto chiaramente la questione politica dalla comunità ebraica newyorkese, dichiarando che il suo impegno è quello di visitare le comunità locali, non di recarsi a Gerusalemme. Questo approccio gli ha permesso di emergere rispetto ad altri candidati che evitavano il tema.
L’endorsement di Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders lo ha proiettato come simbolo della sinistra democratica e ha moltiplicato la sua visibilità nei media locali.
Il sistema elettorale di New York utilizza il “ranked choice voting”, in cui gli elettori classificano fino a cinque candidati. Se nessuno ottiene la maggioranza assoluta al primo turno, il candidato con meno voti viene eliminato e i suoi voti vengono redistribuiti secondo la seconda preferenza, e così via finché uno raggiunge la maggioranza. I candidati progressisti hanno fatto fronte comune contro Cuomo, beneficiando del meccanismo di voto che premia le coalizioni diffuse.
Nessun giornale ha inizialmente sostenuto Mamdani, segnale della sua scarsa esperienza istituzionale. Tra gli altri candidati spiccavano:
- Brad Lander, attuale Comptroller (revisore dei conti) della città;
- Adrienne Adams, presidente del consiglio comunale;
- quattro senatori statali e un ex Comptroller.
Mamdani ha saputo intercettare la crescente domanda di politiche socialiste come risposta al carovita e alla retorica trumpiana. Il suo messaggio ha mobilitato soprattutto i giovani, che si sono identificati nel suo carisma più che nel suo curriculum. Il 24 giugno, Andrew Cuomo ha concesso la vittoria a Mamdani, che ha ottenuto la nomination democratica.
Questa vittoria lancia un messaggio chiaro al Partito Democratico: come dimostrato già alle elezioni di novembre, la fiducia degli elettori si sta spostando. Cuomo, figura storica della politica newyorkese — basti pensare al ponte che porta il suo nome — era stato un amministratore competente, ma il suo ultimo mandato fu segnato dalla gestione del Covid e da scandali per molestie sessuali, che lo portarono alle dimissioni nel 2021. Nel 2025, però, molti degli stessi editorialisti che ne avevano chiesto le dimissioni ne sostenevano la candidatura, incluso il leader democratico al Senato Chuck Schumer.
Cuomo non ha però abbandonato la corsa: si presenterà come indipendente, essendosi iscritto anche alle primarie degli indipendenti. Le elezioni vedranno così tre principali candidati: Mamdani, Cuomo e il sindaco uscente Eric Adams, ex democratico ora indipendente. Cuomo e Adams si contenderanno l’elettorato moderato, cercando voti anche tra i repubblicani per contrastare Mamdani. Quest’ultimo, invece, dovrà convincere la classe media non bianca che le sue proposte non sono “regali di Stato”, ma soluzioni concrete e realizzabili.