La vita di un Avvocato è lastricata di intense emozioni e promesse disattese.
Così capita che in una calda mattina di agosto qualche testata giornalistica titoli “ Legittimi in Italia i patti prematrimoniali”, oppure “Patti prematrimoniali leciti in Italia”.
Così l’annoiato e accaldato avvocato matrimonialista italiano, si trova completamente disorientato, non avendo saputo che i progetti di legge in tal senso , fermi da anni, fossero stati ripresi e approvati.
E ancor più il povero avvocato comincia a pensare alla quantità di telefonate che riceverà da amici e futuri potenziali clienti, curiosi di sapere come funzioneranno i tanto attesi patti prematrimoniali.
In realtà i patti prematrimoniali, vigenti da anni nei Paesi Anglosassoni, in Italia non trovano ancora nessuna disciplina legislativa, nonostante numerose pronunce della Corte di Cassazione stiano iniziando a percorrere questa strada, anche sotto la spinta di un innegabile, seppur lento, mutamento culturale.
Proprio nel solco di questa apertura legislativa va letta dunque la recente ordinanza di Cassazione, che tanto ha risuonato nei titoli di giornale.
Ma vediamo il caso nello specifico.
Una coppia mantovana, anni prima di addivenire alla separazione, aveva sottoscritto una scrittura privata in cui il marito si impegnava a riconoscere alla moglie una cospicua somma di denaro ( pari a circa 146.000,00 euro) in caso, appunto, di separazione.
Questa somma era stata calcolata e stabilita fra le parti a fronte dell’apporto economico della moglie nella vita familiare: la donna infatti aveva contribuito con proventi propri e somme ereditate, alla ristrutturazione della casa e all’acquisto di autovetture.
Dal canto suo la donna, ricevendo dette somme, dichiarava di non avere altro a pretendere.
Ebbene la Cassazione con l’ordinanza del 21 luglio 2025 conferma la validità e la vigenza di questo accordo in quanto “sono pienamente validi gli accordi tra i coniugi che vogliono regolamentare i loro rapporti patrimoniali in caso di fallimento del matrimonio”.
Di fatto la Cassazione statuisce che ai futuri coniugi è riconosciuta la possibilità di regolamentare il riassetto economico post matrimoniale, e questo prima del matrimonio o durante la vigenza dello stesso, con calma e serenità, prima dell’avvento della crisi e degli strascichi emotivi ad essa connessi.
Nessuna delle previsioni fatte dalla coppia mantovana è contraria ai principi cardine del nostro ordinamento, alle “norme imperative, e dunque l’accordo può e deve essere applicato.
Ma questa ordinanza nulla ha a che vedere, di fatto, con l’introduzione in Italia di un complesso di norme che possa farci pensare all’entrata in vigore dei patti prematrimoniali.
Manca una disciplina organica come quella presente nel common law, dove si preveda appunto che nei patti prematrimoniali si statuisca dell’aspetto economico patrimoniale ma anche di eventuali figli, del loro affidamento e del loro mantenimento.
Non fa parte ancora della nostra tradizione culturale pensare di poter decidere, “ora per allora”, cosa accadrà della nostra famiglia, dei nostri soldi e dei nostri sentimenti, soprattutto quelli verso i figli.
Sicuramente la recente ordinanza denota un segnale di apertura alla possibilità che il destino di una coppia possa essere in tutto o in parte determinato, anzi pre-determinato dalla coppia stessa prima della crisi, come in un qualsiasi accordo negoziale, in un qualsiasi rapporto contrattuale, senza essere lasciato totalmente nelle mani dello Stato o rimesso alla volontà superpartes di un Giudice.
Ma se la famiglia “è un’isola che il mare del diritto deve solo lambire” (Cit .Arturo Carlo Jemolo) occorrerà essere attenti a lasciare agli attori la possibilità di stabilire cosa accadrà nel loro futuro, tracciando con accortezza i confini della loro autonomia in quando gli interessi da tutelare sono molteplici e delicatissimi: sono gli interessi patrimoniali ed economici degli adulti ma anche gli interessi morali e psicologici dei figli che non sono attori del patto prematrimoniale, ma che vanno preservati.
Proprio per questo la strada che ci condurrà verso la redazione di una normativa atta a introdurre in Italia i patti prematrimoniali è ancora lunga, tortuosa, impegnativa e irta di ostacoli.
E l’Avvocato matrimonialista può tornare, per quest’anno, alle sue vacanze.