Il delitto telepatico può esistere?

Il primo testo che parla in maniera scientifica della telepatia è stato redatto da G.B. Ermacora nel 1898: e se l’ipotesi di comunicare con le sole onde mentali non è mera fantascienza, allora il crimine è possibile.

Massimo Inardi, il campione di Rischiatutto che, insieme a Mike Buongiorno ed a Sabrina Ciuffini, hanno portato sul piccolo schermo e, quindi, fatto conoscere alla massa degli Italiani l’esistenza della telepatia (foto Consulpress)

Il tema di quest’articolo si discosta da quelli solitamente pubblicati dalla rivista giuridica “IUS POLIS”. Desidero pertanto scusarmi con l’eventuale lettore che dovesse ritenersi deluso da tale lettura, non propriamente in linea con le sue verosimili aspettative.

Devo però chiarire che l’argomento che mi sono permesso di proporre alla redazione della rivista, nasce dal proposito di trovare risposte plausibili ad interrogativi che l’uomo comune si pone su questioni che possono riguardare anche la giustizia. Solo per questa finalità nasce la storiella fantascientifica raccontata qui di seguito, ispirata dal protagonista del libro dal titolo “Una Strana Passeggiata” – La Caravella Editrice.

La prima edizione di questo libro risale al giugno 2018. Come ricorderanno gli amici, i parenti, i conoscenti dell’autore, e chi si è imbattuto nella sua lettura per caso o per il passa parola, essi, in una parte del libro, hanno letto interrogativi del protagonista sul tema della possibile comunicazione interpersonale a distanza, attraverso la “Telepatia”, senza uso, cioè, della parola o di strumenti  mediatici.

Un tema attinente all’antropologia, alla psicologia, alla psichiatria, nonché, per i possibili effetti da esso prodotti, alla criminologia e, non ultimo, alla giustizia. 

Si tratta pertanto di un tema di avvincente interesse per molti studiosi, dei quali è dato di ricordare qui lo psichiatra Cesare Lombroso, che ha rivolto il suo interesse professionale alla ricerca delle cause predisponenti al crimine.

La telepatia, com’è noto, consisterebbe nella capacità di rapportarsi ad altri attraverso la trasmissione dei propri  pensieri o sentimenti, come ad esempio, capita ancora oggi ai bambini, che rimangono terrorizzati dal solo sguardo di disapprovazione dei loro educatori. Questa capacità, scientificamente non provata, è considerata, ad oggi, il retaggio di false credenze popolari, largamente presenti in chi intenda trovare la spiegazione di fatti razionalmente inspiegabili. Questa è la ragione che induce a ricorrere a tale credo popolare come ipotesi esplicativa estrema di questi fatti, ovvero come ipotesi immaginifica, dalla quale viene attratta la pretesa di conoscere  tutto quello che accade nel mondo che ci circonda, purchessia.

Su questa linea di pensiero si fonda la  domanda dell protagonista della “Strana Passeggiata”, in particolare quando si  imbatte, durante il suo cammino misterioso, nella vista di una “Cassa Gigante”, al cui interno brulicava una molteplicità di persone, tutte occupate in qualcosa non discernibile dall’esterno, che lo incuriosisce. Tra le diverse spiegazioni che egli ipotizza su ciò che vede, emerge quella che poteva trattarsi di una centrale di potere internazionale, un luogo dal quale venivano inviate, via etere, direttive ai governanti in carica in tutto il mondo, al fine di tenere sotto controllo l’agire umano, per evitare la possibile insorgenza di azioni di massa, capaci di sconvolgere gli assetti pro tempore dominanti. Poteva ipotizzarsi, insomma, secondo lui, che da quella “Cassa” partissero, mediante onde elettromagnetiche, messaggi che influivano in misura determinante sul potere decisionale dei destinatari. 

Questa ipotesi, sulla funzione di quella “Cassa”, anche se poteva sembrargli possibile per la somiglianza ai luoghi da dove vengono trasmessi quotidianamente messaggi pubblicitari, non  appariva, però, convincente al nostro protagonista, nella mente del quale affiorava, comunque, l’interrogativo sulla genesi del pensiero umano, che lo portava a chiedersi:

“Dipende solamente da noi ciò che ci passa per la mente o è frutto di intrusioni esterne nel nostro cervello?”

Questa domanda non riceveva allora da lui una risposta, sembrandogli assurda e tutt’al più fantascientifica. Oggi però, che dilaga l’intelligenza artificiale, questo interrogativo avrebbe potuto essere considerato non del tutto peregrino.

L’avanzare incessante della tecnologia in questi ultimi anni, infatti, ha prodotto una decisa rivoluzione nel mondo della comunicazione, tale da lasciare immaginare anche la possibilità di trasmettere il proprio pensiero solamente con l’intenzione, senza, cioè, profferir verbo, mediante, appunto, la telepatia.

Fenomeno paranormale per cui un destinatario del messaggio ha la percezione extrasensoriale del pensiero altrui, consentendogli di comunicare con lui anche da lontano, senza l’ausilio di strumenti mediatici.

Una rivoluzione, questa, che potrebbe condurre per la velocità del pensiero  all’arricchimento del risultato perseguito in ogni attività svolta in collaborazione con altri. Si pensi, ad esempio, al supporto di un collega, ricevuto istantaneamente da un chirurgo, durante un difficile intervento operativo, oppure da chi soffra di disturbi nel parlare, che così potrebbero essere trascurati.

La potenzialità telepatica, rafforzata  dall’evoluzione tecnologica, potrebbe dare oggi, pertanto, una risposta affermativa alla domanda del  protagonista della “Strana Passeggiata”, che si chiedeva se le proprie decisioni comportamentali potevano essere frutto di intrusioni cerebrali esterne.

Sarebbe questa una risposta per certi aspetti entusiasmante per lui, che non appare però priva, anche, di possibili effetti negativi.

Si pensi ad esempio a chi, sfruttando questa nuova capacità di comunicazione, potrebbe trasmettere ad altri un suo intento criminale, raggiungendo il suo obiettivo senza nemmeno apparire.

Potrebbe essere facile, infatti, per costui, comunicando con individui, magari affetti da fragilità varie, indurli ad agire in conformità ai messaggi ricevuti telepaticamente. 

La telepatia, pertanto, potrebbe divenire un mezzo di trasmissione incognito di intenzioni illecite, diventando così oggetto d’interesse giuridico per la difesa di chi  scoprisse di essere  stato vittima inconsapevole di una volontà estranea al suo volere, inseritasi in maniera occulta nel suo processo decisionale. 

La possibile intrusione nelle cellule cerebrali di volontà aliene, pertanto, oltre a produrre positività, potrebbe pure aprire la porta alla commissione involontaria di reati, che, anche se imputabili formalmente al soggetto agente, dovrebbero essere attribuiti sostanzialmente al mandante.

Ma come si fa a individuare un mandante fisicamente inesistente? Sarebbe impossibile.

Si aprirebbe, così, un facile varco di irresponsabilità per l’autore di azioni delittuose, senza rischio di essere punito.

Con l’avvento della telepatia tecnologica, insomma, potrebbe sorgere un problema di ingiustizia sostanziale di non poca rilevanza giuridico-sociale, che potrebbe riguardare sia il campo del diritto civile che quello del diritto penale, sia l’accusa e sia la difesa, ma in modo determinante il giudice, il cui accertamento dell’innocenza del convenuto, in civile, o dell’accusato in penale,

in mancanza di  prove nette a favore delle loro discolpe, lo condurrebbero, inevitabilmente a dichiarare la soccombenza degli uni e la condanna degli altri, per impossibilità di dimostrare la loro estraneità ai fatti ad essi imputati.

Ecco il vero problema che nascerebbe dall’eventuale riconoscimento scientifico di questa possibile nuova forma di comunicazione interpersonale, non derivante dall’ampliamento delle possibilità comunicative, ma dall’utilizzo che l’uomo malevolo potrebbe farne.

La preoccupazione che assilla oggi chi parla dei pericoli insiti nello sviluppo della intelligenza artificiale e, più specificamente, della telepatia tecnologica, dovrebbe essere posta, pertanto, in termini diversi.

Del resto, facendo riferimento alla scoperta di oggetti innovativi, potenzialmente pericolosi, non può non rilevarsi che sempre esse hanno prodotto apprensione negli utilizzatori degli stessi, poi vanificata dai benefici che ne sono seguiti.

Di questa esperienza acquisita sulle innovazioni ritenute pericolose in passato, sono sicuro che oggi, chi è coinvolto nella ricerca tecnologica sia cosciente, nel convincimento che qualsiasi scoperta, potenzialmente ritenuta tale, può produrre danni solo per colpa di chi ne fa un un utilizzo illecito, e che pertanto, questa potenziale pericolosità non può ergersi ad ostacolo volto a frenare la ricerca su tutto quello che l’intelligenza umana è capace di scoprire nel mondo in cui vive.

Le nuove scoperte, come anche le leggi riformiste di precedenti assetti istituzionali, hanno sempre mosso sospetti di ogni genere, che, fin quando non sono  svaniti, hanno prodotto posizioni timorose del tutto irrealistiche, come ora accade con l’avanzare della possibile trasmissione del pensiero senza mezzi di intermediazione, che inducono, ancora oggi, a ricorrere a credenze popolari per spiegare fatti incomprensibili, quali sono quelli di chi racconta alla cronaca di essere stato spinto a commettere qualcosa di illecito per impulsi mentali ricevuti dalla sua psiche, al pari di chi non distingue il sogno dalla realtà e viceversa, come accade al protagonista de “La Strana Passeggiata”.

Da quanto precede, quindi, le preoccupazioni che si leggono sulla pericolosità dell’avanzata della telepatia tecnologica, appaiono prive di generale condivisione.

L’unica preoccupazione degna di attenzione, provocata dalla diffusione in ogni dove della tecnologia spinta, sempre più  protesa a sfruttare i meccanismi delle reti neurali biologiche, dovrebbe riguardare, semmai, il futuro che attende l’umanità, che appare proiettato verso la sparizione delle certezze, di cui quella riguardante il diritto, sembra essere divenuta ormai il suo antesignano. Oggi con l’intelligenza artificiale diviene possibile clonare le persone e con esse tutte le sue componenti sensoriali: voce, immagine, capacità, idee, opere, scritti, sogni, realtà, relazioni, che vengono  riprodotti da persone inesistenti. 

Siamo diretti, pertanto, verso un mondo di incertezze identitarie. Questa è l’unica vera certezza che dovrebbe affliggere l’uomo di oggi. Ecco perché, egli, in considerazione di questi interrogativi irrisolti, si sente più rassicurato continuando a rifugiarsi nelle credenze popolari, se non altro per avere raggiunto il tempo che vive, augurando alla generazione “Z” di riuscire a mettersi al riparo di sorprese sconvolgenti che oggi pone l’avanzare della tecnologia, sino a lasciare immaginare una società futura solamente umanoide.

2 comments
  1. Ho letto l’ articolo con particolare attenzione e curiosità spinto da un libro dello stesso autore intitolato una strana passeggiata che avevo letto qualche tempo fa. E ho avuto l’ impressione che vi sia un diretta continuità e una stretta relazione per quanto riguarda ciò che trascende la capacità della persona umana. Anche se viene chiamata in causa la telepatia che è una sua componente importante. La presenza dell’ I A e il suo inarrestabile irrompere nel quotidiano nostro agire può alterare significativamente i nostri comportamenti alla luce della cosiddetta telepatia tecnologica o elettronica che può dare luogo a un processo di cui si può essere accusati senza possibilità di discolparsi. Pur ritenendo che l’ espressione telepatia tecnologica sia un ossimoro leggendo il saggio di Michele Maggio ho capito che la telepatia tecnologica non sia un vero e proprio ossimoro. Filippo Piccione.

  2. L’articolo di Michele Maggio si chiede se la telepatia tecnologica possa portare al compimento di reati o crimini.
    A tal proposito analizziamo i due termini: telepatia e telepatia tecnologica (o meglio “elettronica”).
    La telepatia consiste nella trasmissione d’informazioni (pensieri, sensazioni…) tra due persone a distanza senza mezzi fisici. La scienza afferma che non esistono prove scientifiche solide per affermare che la telepatia esista. Essa pertanto la qualifica come “pseudo scienza”. E’ un concetto che affascina, legato al paranormale, alla parapsicologia, ma – ripetesi – non è accettata dalla scienza.
    Esiste invece una telepatia legata alla tecnologia? La risposta è positiva: esiste una forma di telepatia tecnologica. Essa avviene mediante l’uso di “mezzi fisici” (sensori, impianti chirurgici) non invasivi che leggono l’attività elettrica del cervello. I segnali provenienti da questa attività vengono poi interpretati da un computer traducendoli in comandi o dati. Infine i comandi vengono, a loro volta, inviati a un altro dispositivo tramite internet. Tutto ciò per semplificare.
    In sostanza esiste una “telepatia scientifica” che non è paranormale come quella tradizionale. Non trasmette pensieri complessi, ma intenzioni e comandi decodificati.
    Come possiamo apprendere da internet si stanno svolgendo studi approfonditi nel campo della “telepatia scientifica o elettronica” sottesi a individuare potenziali applicazioni mediche per ripristinare funzioni cognitive e motorie. E ciò è positivo. D’altra parte però tali ricerche sollevano preoccupazioni etiche e morali non indifferenti sulla privacy e la manipolazione mentale. Ma soprattutto sollevano enormi questioni legali e abilitano a potenziali reati come violazione del pensiero, manipolazione mentale, o crimini basati su informazioni private rubate (conoscere segreti, password, informazioni personali riservate ecc) induzione tramite AI a commettere atti illeciti tramite suggestione mentale o diffondere pensieri falsi e altri crimini come lo spionaggio. Tra l’altro con l’effetto di dover risalire con grande difficoltà all’individuazione del colpevole dei citati reati sia da parte del giudice civile che penale come bene evidenzia Maggio.
    In conclusione si può senz’altro affermare che esiste il delitto telepatico elettronico mentre non può esistere quello telepatico.
    E’ dovuto un ringraziamento all’autore di tale articolo che con perspicacia ha posto l’accento su un tema di grande attualità richiamando l’attenzione di molti che ancora non avvertono che “siamo diretti verso un mondo d’incertezze identitarie” e che la tecnologia potrebbe prendere il sopravvento sullo stesso pensiero umano.

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