Un nuovo terremoto giudiziario scuote la città di Pagani. La Procura Antimafia di Salerno, con il sostituto procuratore Elena Guarino, ha chiesto il rinvio a giudizio per quattordici persone accusate, a vario titolo, di aver favorito gli interessi del clan Fezza-De Vivo negli appalti comunali e persino di aver cercato di orientare le elezioni amministrative del 2020.
Dall’indagine esce invece l’attuale sindaco Raffaele De Prisco, per il quale è ipotizzabile l’archiviazione. Diversa la posizione di Pietro Sessa, ex assessore, finito tra i principali imputati insieme a Alfonso Marrazzo, figura centrale dell’inchiesta. Quest’ultimo, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe sfruttato la cooperativa Pedema per ottenere appalti e gestire servizi pubblici eludendo le procedure di legge.
L’elenco degli indagati è lungo: Pietro Buonocore, Claudio De Cola, Carmine De Riso, Giuseppe De Vivo, Pierluigi e Sabato Fontana, Aniello Giordano, Dario Ippolito, Giuseppe Serritiello, Tommaso Sorrentino, Bonaventura e Vincenzo Tramontano. Le accuse vanno dal falso alla turbata libertà degli incanti, dalla frode nelle forniture pubbliche al favoreggiamento, sempre con l’aggravante mafiosa.
La Pedema viene descritta dagli investigatori come una struttura funzionale all’ingresso del clan nelle dinamiche amministrative. Oltre agli appalti per lo spazzamento e la gestione cimiteriale, sotto la lente c’è anche la concessione di un lotto in cambio di lavori e i contratti per la sanificazione durante la pandemia.
Il quadro si aggrava con l’accusa di condizionamento elettorale: Marrazzo avrebbe minacciato i lavoratori di licenziamento se non avessero sostenuto due candidati scelti da lui. Candidati che, pur non appartenendo alla coalizione poi vittoriosa, sarebbero stati funzionali ai suoi interessi.
Le indagini hanno già spinto il Prefetto a nominare una Commissione d’accesso per valutare la possibilità di sciogliere il Comune per infiltrazioni mafiose. Intanto, l’udienza preliminare davanti al Gip, fissata per ottobre, segnerà il primo passo processuale: sarà allora che le difese decideranno se optare per riti alternativi o affrontare un dibattimento che si preannuncia lungo e complesso.