New York City non è più la capitale del mondo che era agli inizi degli anni duemila, ma per gli americani stessi rimane la capitale sentimentale.
La vittoria
Dopo quasi un anno di campagna, le elezioni a sindaco di New York City si chiudono con la vittoria di Zohran Mamdani, un politico iscritto al partito Democratic Socialists of America ma candidato con il Partito Democratico. Il neo-eletto sindaco ha distanziato di quasi 10 punti, prendendo il 50% dei voti, l’ex governatore di New York Andrew Cuomo, un democratico che ha gareggiato da indipendente in quanto sconfitto alle primarie dallo stesso Mamdani. Terzo distanziato da 40 punti il repubblicano Curtis Sliwa.
Con il suo trascinante carisma ha coinvolto più di 90.000 volontari. Il suo programma ha conquistato non solo i newyorkesi agiati, provenendo lui stesso dal prestigioso Bowdoin College, ma anche i cittadini dei quartieri popolari a cui sono rivolte le sue proposte.
Il suo programma vincente si può riassumere così:
- congelare gli affitti controllati dal comune
- assistenza sanitaria nell’infanzia gratuita per tutti
- rendere gratuita e potenziare la rete degli autobus
Tutto questo sarà finanziato da una tassa sull’1% dei più ricchi.
Ciò si riassume facilmente con una sola parola: affordability (riduzione dei costi).
Per essere un’elezione locale, si è discusso molto nella campagna elettorale della guerra nella Striscia di Gaza. Proprio in una città multiculturale, con una considerevole minoranza ebraica, sede delle Nazioni Unite e dove l’anno scorso ci sono state ferventi proteste a favore della Palestina, il tema del sostegno ad Israele è stato più volte trattato.
Zohran Mamdani, musulmano, ha avuto il coraggio di distaccarsi dagli altri candidati a sindaco e criticare apertamente l’operazione militare di Israele, cercando di tracciare la differenza che c’è tra antisemita e sostenitore della Palestina.

La campagna
Uno degli epiteti con cui veniva descritto Zohran Mamdani dal candidato indipendente è quello di “comunista”, durante il podcast di Logan Paul, wrestler ed influencer, del 21 ottobre. Leggendo soltanto i titoli da prima pagina si può credere a questa definizione da parte di Cuomo, ma comprendendo il programma del neo-eletto sindaco si capisce che è soltanto un eufemismo detto per confondere l’elettorato.
Ancora più fuorvianti gli spot della campagna elettorale dell’ex governatore. Questi sono stati fatti con l’intelligenza artificiale e gli avversari politici sono risultati grotteschi e volutamente inquietanti. Il messaggio che volevano trasmettere era l’ inesperienza del candidato a lui contendente, ma un elettore indeciso, non avrebbe colto il significato del video, ma sarebbe rimasto disgustato dalla raffigurazione irrealistica del contendente.
Un particolare spot della campagna elettorale del candidato italo-americano raffigurava Mamdani mentre mangiava con le mani da una ciotola di riso, ricalcando le sue origini asiatiche e chiaramente dipingendo il candidato indio-americano in modo stereotipato. Inoltre questa rappresentazione dipingeva i suoi sostenitori come i criminali autori dei più abbietti reati.
A seguito dell’oltraggio che ha suscitato questo video la campagna del candidato indipendente ha deciso di levarlo dalla circolazione.
È chiaro che l’ex governatore non ha messo in luce la fattuale inesperienza dell’avversario, essendo stato solo per 4 anni membro dell’Assemblea Statale , ma si è concentrato sulla sua diversità di pelle, in una città tanto variegata da quasi non avere una etnia maggioritaria.
Forse l’ex governatore sperava di resuscitare l’islamofobia che aveva penetrato la New York post-undici settembre.
Negli ultimi giorni l’ex governatore ha diminuito in parte ma non completamente lo svantaggio su Mamdani grazie all’appoggio in extremis di Donald Trump. Il Presidente Trump durante un’intervista a 60 Minutes del 1 novembre ha pronunciato che per New York è “meglio un cattivo democratico che un comunista”. Inoltre non è mancato il sostegno via X di Elon Musk. Ma queste dichiarazioni di sostegno non sono riuscite a ridurre il grande divario che lo distaccava negli ultimi sondaggi, senza convincere totalmente l’elettorato repubblicano newyorkese a votare per il candidato Indipendente.
D’altro canto Zohran Mamdani è apparso nei suoi spot e video sui social sempre nelle strade, con approccio affabile e diretto. Quando incontrava il pubblico dava sempre consigli su dove mangiare nelle vicinanze, l’abitudine era diventata quasi una gag verso la fine della campagna, ma così traspariva quanto conosceva bene il quartiere.
La campagna di comunicazione del neo-eletto sindaco puntava a dimostrare che il candidato indipendente era inadatto a governare. La strategia si concentrò su due scandali che hanno costellato il curriculum del candidato italo-americano: il primo riguardante le molestie sessuali denunciate dalle sue sottoposte che pur non essendo sfociate in condanne civili o penali, una indagine del procuratore di New York ed una federale hanno messo in risalto le denunce di 13 sue sottoposte. Il secondo scandalo riguarda la gestione degli anziani nelle case di cura durante la prima ondata Covid-19, infatti la sua gestione ha portato alla morte di migliaia di persone, secondo le ultime indagini federali.
Quindi, utilizzando la stessa strategia delle primarie Mamdani ha saputo spargere ancor di più il suo messaggio e battere per la seconda volta Cuomo, adesso inizia la vera gara quella contro il sistema cittadino, composto da politici ed esponenti della società civile, non certo proni a stravolgimenti.
Il futuro
Il ruolo del neo-eletto sindaco sarà un fondamentale banco di prova per la sinistra americana, il sindaco di New York ha la responsabilità di gestire quasi 116 miliardi di dollari, questo è l’ammontare del bilancio per l’anno fiscale 2026, deve risolvere una crisi sulla sicurezza nelle strade che è ancora una delle preoccupazioni primarie per i newyorkesi, oltre che mostrare passi avanti sulle promesse fatte in campagna elettorale.
Per adempiere al suo promettente programma elettorale Mamdani dovrà trovare il modo di aumentare le tasse ai più ricchi. Per far questo deve avere il sostegno della Governatrice di New York, la democratica Kathy Hochul, ma non è detto che scelga un’opzione così impopolare a ridosso dell’elezione governatoriale del 2026 . Infatti intorno al 20% del bilancio di NYC deriva dallo stato.
Ma se l’attuale residente del palazzo del governatore di Albany non dovesse appoggiare le nuove politiche del sindaco, Mamdani alle prossime elezioni a governatore potrebbe appoggiare il vicegovernatore (lieutenant-governor) Antonio Delgado, giovane ex deputato al Congresso per lo stato di New York, che a febbraio 2025 ha annunciato di voler partecipare alle elezioni.
Questo esempio spiega a pieno il modo in cui Mamdani si vuole differenziare rispetto agli altri democratici, come detto nell’episodio speciale del podcast di HellGate del 26 ottobre, lui vuole brandire il potere affidatogli dal ruolo, e non vuole avere paura di questo, quindi non si vuole tirare indietro di fronte ad uno ostacolo ma affrontarlo in tutti i modi possibili, come a suo dire fanno i repubblicani.
L’8% del budget cittadino deriva da Washington e di certo Trump farà di tutto per trattenerlo, su questo il sindaco sarà pronto ad aprire un dialogo perché in più occasioni ha ammesso di condividere con il Presidente la lotta al caro vita.
Inoltre l’interferenza con il governo federale si farà sentire nella difesa degli immigrati irregolari. Fino ad oggi l’agenzia ICE, il braccio del governo federale incaricato di espellere i migranti, ha avuto il via libera dalle forze cittadine. Mamdani invece vuole far rispettare lo status di città santuario di New York City, ovvero in cui le forze dell’ordine cittadine non devono collaborare con le agenzie federali per la deportazione di migranti, così ci sarà un possibile scontro tra autorità cittadine e federali.
Il Partito
Lo stesso Partito Democratico, più moderato, ha fatto fatica ad accettare la sua candidatura. In particolare i vertici sono distanti dalle sue idee progressiste, e hanno paura che il futuro sindaco di New York City venga usato come spauracchio per le elezioni di mezzo termine del 2026.
Questo scetticismo nei suoi confronti è dovuto in parte alle sue idee, non da dimenticare la sua visione su Israele, ma anche alla coalizione della sua prima vittoria di giugno. Infatti analizzando i voti delle primarie la sua prima coalizione era composta da sindacalisti e da elettori benestanti, prevalentemente bianchi residenti in quartieri gentrificati. Quindi, i più aspri critici all’interno del partito non credevano che il suo messaggio potesse convincere anche la più ampia popolazione che vota alle generali.
Dopo un’estate costellata di incontri di presentazione e “breakfast meeting” tra Mamdani e i deputati democratici solo il 26 ottobre, il giorno di inizio del voto per posta, c’è stato l’appoggio da parte del leader del Partito Democratico nella Camera dei Rappresentanti Hakeem Jeffries. Però la vera unzione è avvenuta il primo novembre con la chiamata del Presidente Obama, che ancora tiene le redini della corrente moderata del partito, il 44° Presidente si è messo a sua disposizione se mai avesse bisogno di consigli nel futuro ed inoltre l’ha avvisato delle difficoltà nella nomina di un gabinetto che sia capace.
Nuovi orizzonti
Dove 4 anni fa ha vinto un sindaco democratico e di colore, ex capitano di polizia di New York , ovvero Eric Adams, che durante la sua campagna ha messo al primo posto la sicurezza dei propri concittadini. Adesso ha vinto un politico indio-americano, musulmano ed il più a sinistra che sia apparso sugli schermi americani.
Questa vittoria può spostare gli equilibri politici della sinistra in America, può dare la spinta necessaria a sfatare la paura che l’America di centro ha del populismo di sinistra, ovvero della corrente di Bernie Sanders e di Alexandria Ocasio Cortes.
Questo ha spinto i progressisti a candidarsi nelle elezioni di mezzo termine nelle primarie del partito democratico per sfidare i democratici dell’establishment che da anni tengono i seggi alla Camera dei Rappresentanti e del Senato.
Quest’onda di entusiasmo potrebbe portare ad un serio contendente che sia populista ma di sinistra per la nomina a presidente nel 2028, rompendo così gli schemi di una dicotomia tra MAGA ed anti-MAGA che si è spesso vista nelle elezioni d’oltre oceano.
Ma l’altra faccia della medaglia è che Mamdani ha guadagnato quasi il 50% dei voti. Dovrà quindi conquistare una buona parte dei cittadini che non hanno ancora fiducia in lui. Solo con una leadership sicura ed una chiara campagna di comunicazione, potrà comunicare ai newyorkesi il suo operato e ottenere, veramente, la maggioranza piena dei consensi.