Brindisi, tragedia su una strada dissestata: il dirigente comunale Lacinio verso il processo per la morte di Mirko Conserva

BRINDISI – Una morte che continua a fare rumore, a distanza di tempo. È quella di Mirko Conserva, il giovane motociclista deceduto lungo un tratto dissestato di via Caduti di via Fani, a Brindisi. Ora, per quella tragedia, il dirigente comunale Lacinio rischia il processo. La Procura ha chiesto il suo rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo.

Le contestazioni mosse si basano su due fronti: colpa specifica, per non aver apposto adeguata segnaletica di pericolo come impone l’articolo 39 del Codice della Strada; e colpa generica, per non aver impedito il transito lungo quel tratto stradale, nonostante l’evidente pericolosità.

Secondo quanto emerso, Lacinio aveva più volte sollecitato l’amministrazione a intervenire, chiedendo stanziamenti per la manutenzione straordinaria. Ma il Comune, stretto in un piano di rientro dal debito, non aveva fondi disponibili. Il gip Nestore, pur riconoscendo l’oggettiva difficoltà di agire in assenza di risorse, ha ritenuto che il dirigente avrebbe comunque dovuto provvedere a vietare la circolazione.

La tragedia è tornata d’attualità anche per un provvedimento recente dello stesso Lacinio: l’interdizione alla viabilità di alcuni tratti colpiti dalle radici degli alberi di pino, proprio per prevenire altri incidenti.

La Procura riconosce un’attenuante nella condotta della vittima: Mirko, secondo il Ctu, procedeva a circa 119 km/h – oltre il doppio del limite – e forse non indossava correttamente il casco. Ma i familiari non ci stanno: il loro perito, Michele Zongoli, sostiene che il giovane provenisse da un’altra direzione e viaggiasse a velocità più moderata.

Una tragedia che oggi si traduce in una riflessione più ampia sulla sicurezza urbana e sulla responsabilità delle istituzioni nei confronti della collettività.

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