La vicenda di “Passaggio al Bosco” alla fiera del libro di Dicembre 2025 alla Nuvola all’Eur
Entro dentro una libreria ed ammiro i colori e la disposizione dei libri.
Leggo le aree e la divisione in sezioni.
Respiro quell’aria di nuovo e di euforico che da la gioia di aprire un libro, di assaporare le righe, la finitura, i colori, le prime parole che non necessariamente sono l’incipit.
Mi piace aprire una pagina a caso e leggere per scegliere un autore che non conosco.
Vi sono tanti modi di scegliere un libro e portarselo con se, di disporne con lui del tuo tempo.
Vi è gioia, vi è gioia assoluta e non vi può esser amarezza o, peggio, timore.
Il libro è uno scrigno di idee e di pensieri è qualcosa che racchiude un messaggio ed una precisa posizione dell’autore.
È la sua idea e la sua libertà nel manifestarla.
Il libro è un luogo in cui si racchiude il pensiero e l’anima del suo autore.
Il libro, però, è anche il mezzo, attraverso il quale si spostano le idee e le opinioni, si incantano le menti e si fanno riflettere, si convince o non si convince, poco importa, ma si trasferiscono le idee ed i pensieri.
Appare, quindi, molto strano, per non dire innaturale, sapere che in una fiera del libro dedicata alla piccola editoria si è accusata una casa editrice di diffondere idee fasciste attraverso la pubblicazione di opere d’intelletto.
Si è manifestato sino alla decisione di chiedere l’espulsione dalla fiera del libro di detta casa editrice.
E la mente va – inevitabilmente – a momenti della storia nei quali la libertà di manifestazione del pensiero è stata limitata o, addirittura, annullata, annientata, annichilita.
Basta pensare alla censura pontificia sulle opere, basta pensare alla abiura fatta fare a Galileo Galilei, basta pensare ai roghi appiccati nei vari regimi totalitari (uno per tutti la Germania nazista).
La mente va alla biblioteca di Alessandria d’Egitto che custodiva il sapere umano dell’epoca ed ai monasteri di tutta l’Europa che hanno custodito il sapere da Aristotele in poi.
La mente va alle grandi apocalissi del sapere umano ed alla grande paura dei regimi totalitari per la cultura e per la cultura che critica il regime.
Ma, oggi, siamo nel 2025 finito da poco ed alla Fiera del Libro di Roma è andata in scena non tanto e non solo una censura che già di per se è deplorevole, ma è andata in scena la morte della Costituzione Repubblicana e dell’art. 21.
L’art. 21 è un pilastro della democrazia in cui crediamo di vivere ed è il fondamento della libertà di manifestazione del libero pensiero.
La libertà e la democrazia non devono solo favorire, ma devono tutelare la pluralità del pensiero.
Le forme di attacco e di non confronto sono deplorevoli e vanno stigmatizzate.
Ma vi è in tutto ciò un dato di netta illogicità ed ignoranza.
Proprio in virtù dell’art. 21 Cost. la piena e libera manifestazione del pensiero è tutelata e protetta.
Il limite in concreto – visto l’attacco su tematiche politico-storiche: il fascismo; ha piena necessità di un elemento che è, per certo, vietato: l’apologia del Fascismo.
Se un’opera – e viene deciso dalla Autorità Giudiziaria con un provvedimento definitivo non da altri – costituisce un esempio di apologia del Fascismo, allora, quell’opera sarà legittimamente censurata; ma solo quell’opera.
Non vi è alcun divieto alla diffusione di opere che trattino del periodo fascista e di periodi diversi nella storia in cui vi sono stati regimi totalitari.
È la storia e la storia è fatta di fatti e di analisi dei fatti.
L’analisi dei fatti, in modo particolare, è la manifestazione del pensiero.
Se in democrazia si permette di violare, in modo così grave e chiaro, l’art. 21 Cost. non si è più in una democrazia evoluta, ma in un sistema che tutela solo il “pensiero unico”.
Quanto accaduto nella Fiera del Libro di Roma (piccola editoria) è non solo grave in sé, ma è gravissimo perché si è realizzato in un contesto culturale, nel quale non avrebbe dovuto trovare cittadinanza un tale comportamento.
Ritenere, come si è fatto, una casa editrice non degna perché tra i suoi titoli vi sono libri sul fascismo è semplicemente ridicolo e se la cosa non fosse seria e grave sarebbe, appunto, ridicola.
Intellettuali che dovrebbero avere nel loro DNA il rispetto del pluralismo, della libera manifestazione del pensiero hanno come preciso obiettivo quello di attaccare per il solo motivo di alcuni titolo sul Fascismo, addirittura, una casa editrice.
La povertà di tali intellettuali delinea, con estrema chiarezza, la povertà del nostro sistema Paese che, ancora oggi, non ha fatto i conti con un periodo storico e, come in una eterna rappresentazione del passato, finisce per individuare ombre, ma non metabolizza i temi portanti.
Prova di quanto asseriamo è il fatto indiscutibile che a sinistra per attaccare le idee opposte usano un epiteto fuori dalla storia: fascista.
La democrazia in Italia sta vivendo una regressione molto forte e queste manifestazioni ne sono la prova.